Domande frequenti sul linguaggio del Konnakkol
Hai domande, osservazioni o riflessioni che vuoi condividere? Scrivici e affronteremo l’argomento!
Intanto qui sotto trovi alcune delle questioni e delle argomentazioni che più spesso ci vengono poste.
Quali sono i benefici della pratica del Konnakkol?
Chi può imparare il Konnakkol?
Chiunque possa usare la propria voce e compiere dei movimenti è in grado in imparare Konnakkol e di trarne tutti i benefici.
Non sono necessarie competenze o conoscenze particolari, la pratica costante è sufficiente (ma necessaria!).
Quanto tempo è necessario per imparare il Konnakkol?
Come ogni forma di arte e mestiere, anche il Konnakkol richiede tempo, dedizione e pazienza.
Con una pratica regolare e attenta e una guida competente è possibile apprendere alcuni principi basilari in un paio di anni.
Dopo alcune settimane di pratica sarà comunque potenzialmente già possibile sentire i primi grandi cambiamenti nella nostra percezione del ritmo.
Cosa devo fare per imparare il Konnakkol?
Di base è necessario e sufficiente essere disposti a dedicarsi regolarmente e attentamente alla pratica e accogliere la conoscenza del corpo, della voce, dell’organismo – ed evitare di proiettare aspettative, metodi, concetti e linguaggi occidentali.
Ti servirà naturalmente una guida competente che conosca a fondo il linguaggio per aiutarti ad apprezzarne le potenzialità.
Ci sono dei libri per imparare il Konnakkol?
La comprensione del Konnakkol passa necessariamente attraverso la pratica, il corpo, l’ascolto vivo, e la guida di una persona competente.
Per cui esso non può in alcun caso essere imparato e compreso da libri o video. Questi potranno essere solamente di supporto ad un percorso fatto di ascolto e pratica concreta.
E’ possibile adattare il Konnakkol a diversi generi e stili musicali?
Certo! Il Konnakkol può essere integrato potenzialmente in qualunque tipo di contesto musicale, nella lettura e interpretazione, in composizione e improvvisazione, nella didattica, nella consapevolezza ritmica.
Requisito necessario per sviluppare diverse interpretazioni è chiaramente…conoscerlo!
Il Konnakkol è un metodo di solfeggio?
No! Il “solfeggio” è una tecnica propria di una particolare cultura musicale occidentale, alla lettura/scrittura ed è dunque legato a certi princìpi specifici.
Molte problematiche del solfeggio, possono sicuramente essere affrontate in modo più naturale e intuitivo attraverso gli approcci del Konnakkol, come nessun metodo occidentale permette.
Tuttavia, il Konnakkol è una esperienza pratica basata su altri principi di apprendimento e di interiorizzazione e NON può essere ridotto solamente a un metodo di solfeggio.
Le sillabe del Konnakkol non hanno significato.
Nel linguaggio del Konnakkol e nella cultura indiana molte sillabe e loro combinazioni sono con ogni probabilità portatrici di particolari significati, oltre ad essere legate a precisi principi estetici, anch’essi collegati a “valori” sociali specifici. Il tutto è vincolato alla corretta pronuncia e articolazione dei suoni.
Ad ogni modo, risposte facili e sintetiche non sono possibili, trattandosi di argomenti di carattere storico-antropologico che coinvolgono una molteplicità di elementi.
Sono un musicista professionista con una formazione accademica e leggo la musica benissimo, a cosa mi serve il Konnakkol?
Le risposte potrebbero essere tantissime, ma alcuni preziosi elementi che il Konnakkol può aggiungere a una concezione musicale basata sui principi occidentali sono sicuramente questi:
- aprire le porte ad altre modalità di concepire la musica e il ritmo musicale, assolutamente uniche;
- (ri)accogliere modalità di apprendimento olistiche radicate nel corpo e nell’organismo come unità;
- riconsiderare e trovare molti altri approcci a ciò già “sappiamo”, fra cui: lettura e interpretazione, rapporto con il corpo e lo strumento, relazione con la nostra interiorità, espressione di sé, didattica, concezione della forma, improvvisazione, concentrazione, memorizzazione e apprendimento di qualunque tipologia di ritmo…
- uscire dalle “certezze” e dalla nostra zona di “comfort”.